lunedì 14 giugno 2010

Il rapporto genitori-figli adolescenti - Verso un benessere possibile o verso la resa definitiva?

Una professione difficile quella di genitore. E lo diviene ancora di più quando i figli sono adolescenti. Ragazzi in viaggio verso se stessi. Ragazzi che sanno stupire, ferire, perdersi e ritrovarsi a modo loro, che vogliono amore ed essere amati, che sanno pretendere, abbandonare e ricriminare. Ragazzi e ragazze insoddisfatti, curiosi, irriverenti, testardi e diffidenti, vogliosi e timorosi di provare, magari di sbagliare o di farsi abbagliare. Ragazzi, a volte, tristi e disperati, che, quasi sempre, sanno crescere e cambiare.

Le domande ricorrenti che si pongono molti genitori in situazioni difficili sono:

· “cosa possiamo fare?”

· "in che cosa abbiamo sbagliato?"

· "quali sono i motivi del comportamento di nostro figlio?"

Sono noti alcuni comportamenti a rischio, apparentemente contrapposti negli adolescenti, tra cui i sentimenti di ineluttabilità, di insopportabilità degli eventi; atteggiamenti di autosvalutazione o di ipervalutazione di sè accompagnati da esagerate e fumose aspettative che vanno da un'irremovibile passività ad un frenetico attivismo che tutto tocca e niente coglie. Da qui può nascere una sensazione di vuoto interiore, una sensazione di avere tutto e non riuscire a godere di niente, con conseguente bisogno di amplificare sempre di più gli stimoli per poterne percepire il senso, il gusto. Nasce così un'ansia di rischio, di distruzione o autodistruzione che ricorda le corse in auto del sabato sera, le pietre lanciate dai ponti sulle autostrade. Centinaia di decibel nelle orecchie non bastano più, e allora si vuole acuire la sensazione con sostanze di ogni tipo. Come dice un mio caro amico "quello che non si può fare con l'anima lo si cerca nella chimica".

Altri comportamenti a cui dedicare attenzione sono le abitudini a far dipendere il proprio divertimento esclusivamente dalle cose svalutando le proprie risorse inventive e, soprattutto, emotive. Oppure l'anticipare comportamenti che vorrebbero apparire adulti, ad esempio precoci tentativi di indipendenza abitativa, affettiva, sessuale, seguiti da altrettanti repentini fallimenti. Il ragazzo, o la ragazza, sembra che diventi improvvisamente adulto. Assume in modo caricaturale tutte le sembianze di comportamento degli adulti. Questi cambiamenti grotteschi, istantanei, paradossalmente possono sedare l'ansia, in quanto contengono un messaggio gattopardesco: fingere di cambiare tutto per lasciare tutto come prima, vado, fallisco e torno.

Cosa vuol dire intervenire in queste situazioni?

Come genitori possiamo intanto notare questi comportamenti al loro nascere, farli notare ai figli, confrontarsi dentro e fuori della coppia genitoriale, per imparare a cogliere le situazioni comuni, per imparare anche dagli altri e per aiutarsi reciprocamente.

Come genitori dobbiamo imparare a non assecondare questi comportamenti, trovando il modo di contrastarli.

Contrastarli può significare provare a rendere gratificante, nel rispetto del gruppo, la vita dei singoli appartenenti alla famiglia. In questo modo i genitori potrebbero svolgere una promozione delle risorse adolescenziali almeno in tre modi:

1) favorendo la comunicazione e il confronto sulle reazioni emotive, ma anche la possibilità di individuare e verificare modalità alternative, così da ampliare il repertorio espressivo adatto a manifestarle. Ad esempio, il ragazzo che si allontana da scuola per una frustrazione subita, va aiutato ad esprimere tutti i sentimenti legati a questa situazione, così come va aiutato a trovare e provare modi alternativi di reagire all'evento, diversi dall'abbandonare la scuola, imparando a bilanciare per ogni scelta piaceri e fatiche.

2) evidenziando la connessione tra scelte e stati d'animo e sollecitando il superamento dei modi irrazionali di pensare, imparando a guardare le esperienze che si sono già avute in prima persona e quelle attraversate da altre persone, con l'obiettivo di cogliere se il gioco vale la candela.

3) stimolando la formazione di un sistema di riferimento individuale, in modo da creare i presupposti per affrontare, senza danni, gli eventi difficili .

Il sistema di riferimento individuale, l'individuazione di un proprio stile di vita rimandano alla formazione di un proprio gusto interiore. Il gusto interiore riguarda la qualità delle emozioni percepite, la capacità di provare piacere ed entusiasmo per quanto si fa. Riguarda la capacità di impegnarsi e di proseguire in ciò che dà un senso alla propria vita, che permette di coltivare sogni e di impostare progetti, di affrontare difficoltà, di superare le perdite, di andare avanti e di provare quel piacere che procura un' intima soddisfazione.

La discussione, il dialogo in famiglia non è soltanto un mezzo per sviluppare conoscenze e consapevolezze. E' anche una delle vie (rinforzata dallo stare e fare delle attività assieme, dal coltivare degli interessi comuni, ect.) per creare senso di fiducia, affetto e senso di appartenenza. E' una delle vie per creare quelle convinzioni interiori, vere forze interne che possono poi governare il comportamento. Dentro la famiglia, infatti, i figli possono via via giungere a rappresentarsi sia le attese dei genitori circa il loro comportamento e le valutazioni che ne daranno, sia l'immagine complessiva che essi mostrano di avere di loro ( e che sentiranno di non dover smentire se positiva, o di dover modificare in meglio se incerta o negativa). Queste informazioni ed attribuzioni di significato, possono venire personalizzate, divenendo parte della propria visione delle cose e del mondo, cioè vere forze interiori che aiutano la persona a tener conto dei propri valori e a produrre comportamenti ad essi coerenti anche quando si trova sola.

A questo punto è importante ricordare che nell'età adolescenziale appaiono, da un lato, irrisolti i problemi di ricerca di una propria identità e di uno svincolo dalla famiglia. E, dall'altro, emergono tendenze contrapposte di fuga/aggressività e di rifugio/dipendenza nella famiglia.

Allora è fondamentale che i genitori imparino a cogliere i cambiamenti e le specificità dell'adolescenza, per potersi orientare verso quei comportamenti e quel clima relazionale in grado di facilitare una crescita personale sufficientemente sana ed armoniosa.

Psicologia: prevenzione ed intervento - Comunicazione e Relazione Affettiva

Una comunicazione funzionale, posta ad un livello condiviso permette al genitore di conoscere ciò che i figli sanno, i loro punti di vista, per questo motivo l'ascolto dovrebbe essere empatico e non giudicante, questo permette di capire le reali richieste dei figli rispetto alle loro conoscenze dell'ambiente circostante e rispetto al sostegno che inconsciamente richiedono ai genitori riguardo alle loro scelte e ai loro comportamenti.
Anche nelle decisioni da prendere e nella definizione delle regole è importante cercare di mantenere un atteggiamento di negoziazione. L'atteggiamento più efficace, in base all'età, potrebbe essere quello di stabilire degli orientamenti, dopo averli discussi, con i figli, cercando di arrivare a delle regole il più possibile condivise, senza imposizioni troppo rigide. Nella famiglia, il dialogo e il confronto rappresentano, un mezzo per creare senso di fiducia, affetto e senso di appartenenza.
Parlare ai figli in modo da tenere aperti i canali di comunicazione permette di superare i disaccordi.
Mettersi in una posizione di ascolto può modificare molto ciò che si vuole dire e anche il modo di dirlo.
In questo caso l'intervento psicologico propone percorsi di approfondimento e miglioramento degli stili educativi e della comunicazione in famiglia attraverso un coinvolgimento attivo e concreto.
Partendo dalle situazioni di difficoltà quotidiana si possono individuare dei percorsi per facilitare la comunicazione nel rapporto educativo con i figli, entrare in empatia con loro, acquisire abilità nell'ascolto e nella riformulazione dei messaggi, saper esprimere i sentimenti, negoziare le regole, la disciplina, educare alla gestione dei conflitti.
Favorire la comunicazione, l'espressione ed il confronto sulle diverse reazioni emotive (amore, rabbia, insofferenza,tenerezza, frustrazione, affetto, passione, attaccamento, avversione, indifferenza, solidarietà, ostilità, ecc.) dei singoli membri della famiglia, permette di individuare e verificare modalità alternative di comportamento così da ampliare il repertorio espressivo verso canali più adatti e funzionali.

a cura della
Dott.ssa Letizia Maduli


Problemi di Comunicazione -La Comunicazione Genitori-Figli

Nella comunicazione familiare il dialogo, l'ascolto, l'attenzione sono gli elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la maturità dei figli.
Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire da una dimensione di ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere.
E' una modalità di comunicazione che va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai primi scambi verbali e non verbali.
Quando i bambini sono piccoli è importante la funzione e la modalità della comunicazione - numero di scambi, varietà di segnali, ricchezza del linguaggio - per aiutarli a sviluppare il linguaggio, le competenze comunicative e l’intelligenza.
E' fondamentale prendere seriamente quello che dice il bambino, che ha bisogno di essere ascoltato attentamente e non superficialmente.
L'essere sempre interrotto o criticato non gli permette di acquisire sicurezza nei suoi stessi pensieri e di sviluppare un buon livello di autostima, ma anche, dargli sempre ragione, lasciarlo parlare continuamente quando ha bisogno di essere contenuto, non gli permettere di sviluppare un proprio senso critico e la capacità di interpretare in modo obiettivo ed equilibrato un evento, una situazione, un argomento, ecc.
Il sostegno maggiore è dato dall'essere ascoltato fino in fondo, dal sentirsi compreso, appoggiato e contenuto e dalla possibilità di confrontarsi con l'adulto quando questi ha un'opinione diversa dalla sua.
Un aspetto fondamentale della comunicazione in famiglia è l’apertura al dialogo, infatti, è possibile uno sviluppo più armonico e sereno se c’è maggiore confidenza con i genitori e se si creano situazioni in cui è possibile per ognuno raccontare le proprie esperienze, quanto accade durante la giornata; i bambini, i ragazzi risultano emotivamente più equilibrati e socialmente maturi.

Un fase dello sviluppo che mette a dura prova la comunicazione fra genitori e figli è la fase adolescenziale. La conflittualità tra i bisogni di autonomia e di protezione dell'adolescente si esprimono all'interno della famiglia attraverso nuove e diverse forme di comunicazione sia verbali come silenzi,aggressività verbale, aumento dei conflitti, provocazioni, che non verbali come modo di vestire e di atteggiarsi, rapporto con il cibo, modalità di gestire gli spazi personali.
La fase dell'adolescenza caratterizzata da comportamenti che vanno dalla solitudine all'irrequietezza, dal rifiuto delle regole familiari (fino ad allora accettate) al rifiuto scolastico, dalle nuove richieste ed esigenze relative al desiderio di avere il motorino, di andare in discoteca, di non avere orari da rispettare, comporta delle irregolarità di condotta nel contesto familiare, che rischiano di compromettere in modo drastico la comunicazione all'interno della famiglia.

Le domande più frequenti che i genitori pongono agli psicologi c/o i nostri studi e centri di psicologia riguardo alle situazioni difficili che stanno vivendo sono:

  • non riusciamo più a capire cosa vuole
  • non riusciamo più a farci ascoltare
  • cosa possiamo fare?
  • come dobbiamo comportarci?
  • come può aiutarci uno psicologo?
  • si può risolvere il problema?
  • dove abbiamo sbagliato perchè si rivolta così contro di noi?
  • perchè si comporta così?
  • è colpa nostra?
  • perchè i miei figli sono così diversi tra loro quando ci siamo comportati con entrambi allo stesso modo?
  • perchè è così svogliato, testardo, irascibile, taciturno?
  • riusciremo di nuovo ad aver un rapporto sereno con lui/lei?
  • la situazione si può aggravare?
  • come sarà da adulto?

La comunicazione fra genitori e figli può, quindi, diventare difficile, i genitori possono sentirsi insicuri, poco informati, e i figli possono sentirsi incompresi, non ascoltati, e non trovare argomenti da condividere con i genitori.
Per i genitori è importante essere flessibili e cambiare le modalità comunicative adottate: mantenere il rapporto maturato con il figlio dall'infanzia rischia, infatti, di portare incomprensioni e continue ed esasperate richieste e provocazioni da parte del ragazzo, con il rischio di compromettere il dialogo e di rompere i rapporti

(tratto da un documento di Internet in merito alla comunicazione genitori-figli)

sabato 30 gennaio 2010

NELLA SCUOLA DELLA REPUBBLICA I GENITORI SONO RESPONSABILIZZATI IN PRIMA PERSONA

L’autonomia della scuola significa, in concreto, che ogni istituto può prendere decisioni, che prima erano predeterminate dall’amministrazione centrale. Come a dire che ogni scuola, attraverso i propri organismi, ha degli spazi di “libera scelta”, come ad esempio ampliare l’orario delle lezioni, decidere alcune attività invece di altre, spendere i soldi a disposizione per le gite scolastiche invece che per il laboratorio di informatica o viceversa.
Però, come capita in ogni settore, anche la scuola, nella misura in cui vuole essere autonoma, non può non assumersi le responsabilità di quanto decide, diventando corresponsabile, almeno in quota parte, della qualità dell’insegnamento e dei risultati che i ragazzi raggiungono. Purtroppo in molti casi dirigenti, docenti e genitori continuano a ragionare e comportarsi come se tutte le responsabilità fossero da attribuirsi solo all’amministrazione e non si potesse fare la propria parte per correggere le carenze e sviluppare le opportunità. Eppure il postulato di fondo della “teoria della qualità”, ormai adottata in tutte le organizzazione pubbliche e private, dice che tutti, in qualsiasi situazione si trovino, possono e devono migliorare, sia che si collochino nella peggiore come nella migliore posizione nella scala dei valori.
Sembra che nonostante i dieci anni trascorsi dall’introduzione dell’autonomia, le scuole continuino negli atteggiamenti di dipendenza vittimistica, tipici della vecchia scuola statalistica, dove tutto era determinato dalla quotidiana circolare ministeriale e dove era quindi legittimo attribuire al Ministro ogni responsabilità delle disfunzioni e delle inefficienze. Per cento anni la scuola italiana era da considerarsi un “ufficio extraterritoriale” con propri orari e organizzazione, indipendenti dalle comunità locali. Nessuno, nemmeno il sindaco poteva intervenire, neppure nell’utilizzare la palestra al di fuori dell’orario scolastico. L’edificio scolastico apriva alle otto e chiudeva alle quattordici, inesorabilmente per tutti, spesso sul portone vi era il cartello “vietato ai genitori entrare”.
Oggi, molto è cambiato, gli edifici scolastici sono aperti in orario extra – scolastico, permeabili alla collaborazione con i Comuni e le associazioni locali, il dirigente scolastico si rapporta continuamente con il sindaco, i genitori, poi, hanno propri rappresentanti nei Consigli di classe e di Circolo/Istituto con l’obiettivo, stabilito per legge, di “far interagire la comunità scolastica con la comunità circostante”. Eppure se molti ed evidenti sono i cambiamenti esterni, non lo sono altrettanto gli atteggiamenti interiori delle persone, che sembrano perpetuare comportamenti restii ad assumere le proprie responsabilità ed a valorizzare fino in fondo le opportunità che la nuova legislazione, di destra e di sinistra, ha messo a disposizione. Sembra che persista, radicato nell’immaginario collettivo, il vecchio archetipo di “scuola ministeriale” e non sia ancora stato recepito, a distanza di trentacinque anni, quello di una “scuola – comunità autonoma, governata democraticamente da dirigente, docenti e genitori, affidata alla corresponsabilità del Comune, della Provincia, della Regione e quindi dello Stato,” in base al principio di sussidiarietà che “attribuisce compiti e funzioni all’autorità più vicina ai cittadini, al fine di favorire l’assolvimento delle funzioni di rilevanza sociale da parte delle famiglie, delle associazioni e delle comunità [scuole]” ((legge 59/1997). Inoltre, nei prossimi mesi sarà data attuazione anche alla riforma del “federalismo fiscale” che si propone che “l’autonomia scolastica deve raggiungere la sua massima possibile espansione e che deve costituire reti formative sempre più vicine alle realtà locali e garanti dell’efficienza del sistema formativo”.
La riforma della Costituzione ha attribuito, infatti, allo Stato le competenze in ordine alle sole norme generali e ai principi fondamentali, alle Regioni invece spetta l’organizzazione ed il finanziamento degli istituti scolastici, ai Comuni l’orientamento, la continuità educativa, la prevenzione della dispersione scolastica. I singoli istituti scolastici, dotati di autonomia con fondamento costituzionale, organizzano il personale, definiscono le attività e gli orari, gestiscono il proprio bilancio, con decisioni prese nel Consiglio di Circolo/Istituto, dove sono presenti i rappresentanti dei genitori.
In veste di cittadini e di genitori non possiamo non sentirci parte della nostra scuola, corresponsabili in prima persona per migliorare il piano dell’offerta formativa, per ricercare risorse finanziarie ai vari livelli istituzionali, per cooperare nel realizzare le varie iniziative, per verificare la qualità dei risultati, che i ragazzi raggiungono sia nell’apprendimento che nel comportamento. Siamo coinvolti nel ridisegnare nella nostra mente e nel concretizzarla nella realtà la nuova “scuola di tutti”, non più nel senso tradizionale di statale, ma di “scuola della Repubblica”.
Giuseppe Richiedei

lunedì 7 dicembre 2009

La famiglia tra festa e crisi

L’INIZIATIVA. Con un dibattito promosso dall’Age sulle politiche sociali ha preso il via a Brixia Expo la prima giornata

Ammortizzatore sociale quando serve, o simbolo di una dimensione privata che la sfera pubblica può permettersi di dribblare: è la famiglia. E tra le pieghe di questa concezione «distorta» si è insinuato il dibattito «La famiglia e le politiche sociali: perché non c’è?», promosso dall’Age per la prima di «Famiglia in festa» al Brixia Expo. Una provocazione per capire come è cambiata la famiglia negli anni (il 12% è mono-genitoriale, il 18 % conta quattro componenti e il 21% tre, le convivenze sono il 4%).«Come ridefinire in modo condiviso la famiglia - chiede Giuseppe Richiedei, consigliere Age Lombardia -? Esistono 20 milioni di nuclei in Italia, eppure quando si tratta di sedersi ai tavoli di vertice e decidere, diventano fantasmi. Perché la famiglia non viene più concepita come perno di aggregazione sociale, al punto da fermare al 4% del Pil il welfare familiare italiano, rispetto alla media europea che vale il doppio».Sull’«esserci-non esserci» si è sviluppata la discussione, passando dalle politiche economiche ( il bonus famiglia ha premiato solo il 7% delle coppie con un figlio) e da una proiezione preoccupante: l’Italia rischia di conquistare il podio europeo nella classifica delle nuove famiglie povere. «E la finanziaria 2010 non dispone provvedimenti strutturali, anzi: il bonus da 2,4 miliardi è stato cancellato - sottolinea Pietro Boffi del Centro internazionale studi famiglia -. Manca una visione sistematica della famiglia, intesa come sottosistema societario».«È su due fronti che la politica deve muoversi: culturale - riconoscendo la famiglia come capitale sociale- e concreto, con misure sociali e fiscali ad hoc, come il quoziente familiare, in sinergi! a con le associazioni» - spiega la senatrice del Pd Emanuela Baio.«SI È DATO PER scontato che, essendo un’istituzione naturale, la famiglia ce l’avrebbe fatta da sola: è il pensiero di fondo che deve cambiare - rileva Margherita Peroni, consigliere al Pirellone -. La legge regionale 23/99 punta proprio sull’associazionismo familiare».A spezzare una lancia per quello che si è fatto è l’assessore provinciale Aristide Peli: «Abbiamo aumentato gli sportelli di consulenza e la partecipazione dei genitori nelle scuole». «Abbiamo anche azzerato le liste di attesa per i nidi comunali ed erogato 700 mensilità per i neo-genitori in aspettativa», aggiunge il collega in Loggia, Giorgio Maione. «Costituire una famiglia è sempre più difficile: i ruoli cambiano e le fragilità aumentano. Chiediamo politiche sociali e fiscali coordinate», chiude il presidente nazionale Age Davide Guarneri.

domenica 22 novembre 2009

La teledipendenza nel biberon

La teledipendenza nel biberon"Baby TV", una trovata consumistica molto discutibile
La nascita di "Baby TV", recentemente lanciata da Sky, rivolta particolarmente alla fascia 0/3 anni, lascia l'A.Ge. - Associazione Italiana Genitori - semplicemente senza parole, considerando l'audacia cui si giunge pur di conquistare nuove fette di mercato, soprattutto ai fini della raccolta di pubblicità. Già l'autorità francese per le Comunicazioni aveva espresso molte perplessità sulla TV per i lattanti, così come in Italia, nel 2006, il Consiglio nazionale degli Utenti aveva dichiarato che "una tv per neonati si configura solo come imbonimento e non divertimento"...
Nonostante tutto il progetto è proseguito, e l'A.Ge. ne vuole chiaramente evidenziare i rischi, perché fino a due anni un bambino non ha elaborato sufficienti attività cognitive che lo rendano capace di mediazione, di critica e di scelta.
I neonati e i bambini hanno bisogno di papà, di mamme, di fratelli e nonni con cui giocare; hanno bisogno di contatto, di manipolare, di muoversi, di sperimentare. Proprio nei primi anni si pongono le premesse per lo sviluppo del pensiero, della creatività, delle relazioni interpersonali: Baby TV non potrà che incoraggiare la passività e frenare lo sviluppo psicomotorio. A ciò si aggiungano i rischi per la salute e la predisposizione all'obesità che, secondo molti autorevoli studi scientifici, è indotta dalla prolungata esposizione alla TV. Ancora una volta l'appello è affinché i neonati e i bambini siano rispettati nel loro diritto ad essere piccoli.
L'Italia deve compiere ancora molti passi in avanti: l'Istituzione del Garante dei Minori, la piena autonomia e il rafforzamento delle Autorità di Garanzia e Tutela dei minori di fronte ai media, l'aumento di risorse per realizzare vere politiche familiari, insieme a ludoteche, "spazi genitori", aree urbane verdi accoglienti per le famiglie sono le condizioni per avere, domani, cittadini in salute psicofisica e pienamente attivi. E' necessaria, inoltre, una incisiva azione di "media education" (educazione ai media e con i media), pressoché totalmente assente nel nostro Paese.
La sudditanza alla "TV babysitter" e all'idea che il crescere dei consumi corrisponda al benessere del Paese sono solo frutto della miopia e dell'egoismo di adulti ripiegati su se stessi, che accettano l'idea di mettere al mondo creature teledipendenti, consumatori fidelizzati per i mercati di domani.

Finanziara. E' l'ora del quoziente familiare

I GIORNALI SCOPRONO LA FAMIGLIA.ORA LA PAROLA PASSA A GOVERNO E PARLAMENTO
Il quoziente familiare entri nella Finanziaria
«Dalla lettura dei quotidiani di questi giorni emerge un diffuso interesse al tema della famiglia connesso ai modelli di welfare e soprattutto alla Finanziaria di cui si è avviata la discussione parlamentare. Basti vedere quanto scrivono questa mattina Corriere della Sera, Repubblica, Sole24ore e Avvenire...» afferma Francesco Belletti, presidente del Forum.
«Non possiamo che essere soddisfatti di tanta attenzione, anche se forse tardiva rispetto ai pressanti appelli lanciati dall'associazionismo familiare ed alla volontà popolare espressa un anno fa da quasi un milione e mezzo di cittadini (Petizione per un fisco a misura di famiglia).«Crediamo che il governo abbia i numeri ed i presupposti culturali (vedi la lettera che Berlusconi ha inviato al sottosegretario Giovanardi proprio su questo tema) per avviare un processo che porti ad una fiscalità family friendly. Sia pure nella logica della gradualità chiediamo che nella Finanziaria in discussione venga introdotto un quoziente familiare (o sistema analogo) che impegni le finanze pubbliche nella stessa misura (2,4 miliardi di euro) del Bonus famiglia 2009.«Si tratta, ci sembra, di una proposta ragionevole che non implica spese ulteriori per lo Stato e che può avere un positivo impatto sul sistema economico perché favorisce i consumi delle famiglie. Confidiamo quindi che sui vari emendamenti e proposte che raccolgono la nostra proposta possa venire da maggioranza e opposizione del Parlamento un consenso trasversale. «Il Direttivo del Forum che si riunisce domani a Firenze» conclude Belletti «definirà iniziative di sostegno a tale proposta»

Daniele Nardi
Capo ufficio stampa
Forum delle associazioni familiari
LungoTevere dei Vallati 10,
00186 Roma - tel. 06.6830.9445 - fax 06.4540.5740

IL PATTO EDUCATIVO di CORRESPONSABILITÀ


La norma lo prevede nella scuola secondaria, anche se molte
scuole primarie l’hanno già realizzato: un esempio virtuoso da
seguire.
Secondo le indicazioni ministeriali (nota 31/07/2008) “il momento di sottoscrizione del
patto, deve avvenire, da parte dei genitori e degli studenti, nell’ambito delle due settimane
di inizio delle attività didattiche e ciascuna istituzione dovrà porre in essere le iniziative più
opportune per la condivisione e la presentazione del patto di corresponsabilità”.
I destinatari naturali del patto educativo sono i genitori. L’obiettivo del patto educativo, in
sostanza, è quello di impegnare le famiglie a condividere con la scuola i nuclei fondanti
dell’azione educativa. La scuola dell’autonomia può svolgere efficacemente la sua
funzione educativa soltanto se è in grado di instaurare una sinergia virtuosa, oltre che con
il territorio, tra i soggetti che compongono la comunità scolastica: il dirigente scolastico, il
personale della scuola, i docenti, gli studenti ed i genitori.
Il “patto” vuole essere dunque uno strumento innovativo attraverso il quale declinare i
reciproci rapporti, i diritti e i doveri che intercorrono tra l’istituzione scolastica e la famiglia.
La norma si limita ad introdurre questo strumento pattizio e a definire alcune
caratteristiche generali, lasciando alla libertà delle singole istituzioni scolastiche autonome
il compito di definire contenuti e modelli applicativi che devono scaturire dalle esigenze
reali e dall’esperienza concreta delle scuole, non potendo essere astrattamente enucleati
a livello centrale.
Ad esempio, a fronte del ripetersi di episodi di bullismo o di vandalismo, ritenendosi di
orientare prioritariamente l’azione educativa al rispetto dell’ “altro”, sia esso persona o
patrimonio, la scuola opererà su un doppio versante:
- da un lato potrà intervenire sulla modifica del regolamento d’istituto individuando le
sanzioni più adeguate,
- dall’altro, si avvarrà del Patto educativo di corresponsabilità, per rafforzare la
condivisione da parte dei genitori delle priorità educative e del rispetto dei diritti e dei
doveri di tutte le componenti presenti nella scuola.
L’azione della scuola tesa alla sottoscrizione del Patto potrà costituire occasione per la
diffusione della conoscenza della parte disciplinare del regolamento d’istituto (così come
degli altri “documenti” di carattere generale che fondano le regole della comunità
scolastica, quali il Piano dell’offerta formativa e la Carta dei servizi).
Con riferimento, poi, alle modalità di elaborazione, il D.P.R. 235/2007 (comma 2 dell’art. 5
bis) rimette al regolamento d’istituto la competenza a disciplinare le procedure di
elaborazione e di sottoscrizione del Patto. Ciò significa che la scuola attribuisce la
competenza ad elaborare e modificare il patto in questione al Consiglio di istituto, dove
sono rappresentate le diverse componenti della comunità scolastica, ivi compresi i genitori
e gli studenti.
Come punto di riferimento nel definire i contenuti del patto si può tenere la Carta dei
Servizi Scolastici (DPCM 9 giugno 1995 ) che prevede che “sulla base del contratto
formativo, elaborato nell’ambito ed in coerenza degli obiettivi formativi definiti ai diversi
livelli istituzionali:
il genitore deve conoscere l’offerta formativa, esprimere pareri e proposte, collaborare
nelle attività; il docente deve esprimere la propria offerta formativa, motivare il proprio
intervento didattico, esplicitare le strategie, gli strumenti di verifica, i criteri di valutazione.”
Altro documento molto interessante è, più recente, quello riguardante l’insegnamento di
Cittadinanza e Costituzione che afferma come “i rapporti tra scuola e famiglia sono la
prima cerniera che connette il mondo degli affetti familiari con quello delle relazioni e delle
istituzioni sociali, ossia il mondo del privato con quello del pubblico.”
Essendo riconosciuta dalla Costituzione, che responsabilizza l’intera Repubblica nei
confronti della genesi e dell’esercizio dei suoi compiti, la famiglia dovrebbe essere anche il
primo ambiente in cui si prende coscienza dei crediti e dei debiti che abbiamo nei confronti
di questo “patto fondativo”, stipulato da generazioni passate, a beneficio e per conto anche
delle presenti e delle future.
Ed è questo il vero fondamento del “patto educativo di corresponsabilità” fra scuola e
genitori, richiesto dalla normativa vigente. In questa ottica il patto di corresponsabilità
segna una tappa fondamentale, è uno strumento insostituibile di interazione scuolafamiglia,
poiché coinvolge direttamente insegnanti, alunni e genitori invitandoli a
concordare, responsabilmente, modelli di comportamento coerenti con uno stile di vita in
cui si assumono e si mantengono impegni, rispettando l’ambiente sociale in cui si è
ospitati. La valenza educativa di tale strumento sta anche e soprattutto nella possibilità di
imparare a valutare il significato delle proprie azioni in relazione alle norme che connotano
il vivere civile, e ai vantaggi evolutivi che la condotta pro-sociale comporta: fiducia in se
stessi; riconoscimento da parte della comunità del proprio valore; possibilità di fare
affidamento sugli altri in un clima di stima reciproca.
Il “Patto educativo di corresponsabilità educativa tra genitori e scuola” rischia di essere
stravolto e ridotto ad “un accordo consensuale per la riparazione dei danni” causati dai figli
agli edifici o alle strutture scolastiche. La corresponsabilità, a nostro parere, deve essere
educativa, prima che “responsabilità civile” per riparare i danni.
(a cura di Giuseppe Richiedei)

domenica 1 febbraio 2009

la scuola - articolo dal Bresciaoggi

LA SCUOLA.
Si stanno mettendo a punto in questi giorni le proiezioni sull'applicazione dei regolamenti relativi alla futura rete scolastica e alla gestione del personale Riforma scolastica: 300 docenti a rischio di Francesco Apostoli Il mondo della scuola è in subbuglio in vista della pubblicazione dei regolamenti per l'attuazione delle leggi 133 e 169 che disciplinano rispettivamente la riorganizzazione della pubblica aministrazione e le disposizioni urgenti in materia di istruzione e università. Apprensione in particolare sulle modalità di applicazione del «Regolamento relativo alla rete scolastica e alla gestione del personale», approvato lo scorso 18 dicembre per rendere operative le novità sulla scuola introdotte con la Finanziaria. Per le organizzazioni sindacali rimangono ancora tanti interrogativi, a cominciare dai tagli degli organici e la formazione delle classi (potrebbe aumentare di due unità il numero di alunni per classe). Al centro dell'attenzione anche la nuova configurazione della scuola elementare con «le nuove regole sulla mobilità per chi perde il posto» e il destino di alcune classi di concorso. Tutti in apprensi one soprattutto per il paventato taglio delle ore destinate alle compresenze e il conseguente ridimensionamento generale dell'organico. SECONDO LE PRIME stime, in provincia di Brescia sarebbero a rischio 150 posti alla scuola primaria, 100 alla secondaria di primo grado (la media) e altrettanti alle superiori. Si tratta di stime «al ribasso» affermano i sindacati, non ancora ufficiali dato che solo dalla fine del mese di gennaio (i regolamenti dovrebbero essere resi noti intorno al 22) si potrà avere un quadro complessivo dei tagli in programma. Più o meno si parla di tre o quattro insegnanti in meno per scuola. Secondo i sindacati i primi a pagare saranno «precari e docenti assunti a tempo determinato di anno in anno». Ma che cosa significa riduzione delle compresenze? Se oggi su due classi elementari - per esempio - sono presenti tre insegnanti, le maestre dall'anno prossimo potrebbero passare a due. Le ore di compresenza vengono anche destinate ad operazioni di prima alfabetizzazione per stranieri, ma anche per il recupero delle lacune degli studenti. Una serie di attività che potrebbe essere sospese già a partire dal prossimo anno scolastico. DI TAGLI «previsti», ma ancora da decifrare nel dettaglio parla anche Giuseppe Colosio, dirigente scolastico provinciale che, per il momento, cerca di buttare acqua sul fuoco. «Le compresenze sono modalità che adottano le singole scuole per svolgere attività didattica autonoma e specifica nell'ambito delle risorse di organico a disposizione» spiega. Il fenomeno appare contenuto sul breve periodo (nell'ambito della riduzione si tiene conto anche dell'imminente «ondata» di pensionamenti), ma - secondo le organizzazioni sindacali - dovrebbe portare ad una progressiva riduzione dell'organico di circa 150 mila unità (a livello nazionale) nei prossimi anni. In attesa di conoscere il contenuto dei regolamenti, tremano diverse classi di concorso: i tagli potrebbero infatti colpire materie considerate «minori» come le seconde lingue (dove l'insegnante preposto non sia di ruolo) o le discipline con orari ridotti (come l'educazione tecnica nella scuola media). «Fino a quando non saranno resi pubblici i regolamenti è difficile dare una stima precisa dei tagli - prosegue Co losio -. È probabile che ci sia una decurtazione, di sicuro in rapporto inferiore rispetto al numero complessivo degli insegnanti in servizio sul territorio provinciale che ad oggi sono circa 14 mila».

la scuola - articolo dal Bresciaoggi

LA SCUOLA.
Si stanno mettendo a punto in questi giorni le proiezioni sull'applicazione dei regolamenti relativi alla futura rete scolastica e alla gestione del personale Riforma scolastica: 300 docenti a rischio di Francesco Apostoli Il mondo della scuola è in subbuglio in vista della pubblicazione dei regolamenti per l'attuazione delle leggi 133 e 169 che disciplinano rispettivamente la riorganizzazione della pubblica aministrazione e le disposizioni urgenti in materia di istruzione e università. Apprensione in particolare sulle modalità di applicazione del «Regolamento relativo alla rete scolastica e alla gestione del personale», approvato lo scorso 18 dicembre per rendere operative le novità sulla scuola introdotte con la Finanziaria. Per le organizzazioni sindacali rimangono ancora tanti interrogativi, a cominciare dai tagli degli organici e la formazione delle classi (potrebbe aumentare di due unità il numero di alunni per classe). Al centro dell'attenzione anche la nuova configurazione della scuola elementare con «le nuove regole sulla mobilità per chi perde il posto» e il destino di alcune classi di concorso. Tutti in apprensi one soprattutto per il paventato taglio delle ore destinate alle compresenze e il conseguente ridimensionamento generale dell'organico. SECONDO LE PRIME stime, in provincia di Brescia sarebbero a rischio 150 posti alla scuola primaria, 100 alla secondaria di primo grado (la media) e altrettanti alle superiori. Si tratta di stime «al ribasso» affermano i sindacati, non ancora ufficiali dato che solo dalla fine del mese di gennaio (i regolamenti dovrebbero essere resi noti intorno al 22) si potrà avere un quadro complessivo dei tagli in programma. Più o meno si parla di tre o quattro insegnanti in meno per scuola. Secondo i sindacati i primi a pagare saranno «precari e docenti assunti a tempo determinato di anno in anno». Ma che cosa significa riduzione delle compresenze? Se oggi su due classi elementari - per esempio - sono presenti tre insegnanti, le maestre dall'anno prossimo potrebbero passare a due. Le ore di compresenza vengono anche destinate ad operazioni di prima alfabetizzazione per stranieri, ma anche per il recupero delle lacune degli studenti. Una serie di attività che potrebbe essere sospese già a partire dal prossimo anno scolastico. DI TAGLI «previsti», ma ancora da decifrare nel dettaglio parla anche Giuseppe Colosio, dirigente scolastico provinciale che, per il momento, cerca di buttare acqua sul fuoco. «Le compresenze sono modalità che adottano le singole scuole per svolgere attività didattica autonoma e specifica nell'ambito delle risorse di organico a disposizione» spiega. Il fenomeno appare contenuto sul breve periodo (nell'ambito della riduzione si tiene conto anche dell'imminente «ondata» di pensionamenti), ma - secondo le organizzazioni sindacali - dovrebbe portare ad una progressiva riduzione dell'organico di circa 150 mila unità (a livello nazionale) nei prossimi anni. In attesa di conoscere il contenuto dei regolamenti, tremano diverse classi di concorso: i tagli potrebbero infatti colpire materie considerate «minori» come le seconde lingue (dove l'insegnante preposto non sia di ruolo) o le discipline con orari ridotti (come l'educazione tecnica nella scuola media). «Fino a quando non saranno resi pubblici i regolamenti è difficile dare una stima precisa dei tagli - prosegue Co losio -. È probabile che ci sia una decurtazione, di sicuro in rapporto inferiore rispetto al numero complessivo degli insegnanti in servizio sul territorio provinciale che ad oggi sono circa 14 mila».

sabato 22 novembre 2008

www.smontailbullo.it

Benvenuti su www.smontailbullo.it
Ai ragazzi e alle ragazze, agli insegnanti e ai genitori, benvenuti nel nuovo sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, sul tema del bullismo, un fenomeno sociale che sta occupando sempre più spazio nelle cronache della scuola causando una giusta preoccupazione e, qualche volta, un pò di confusione o di allarmismo.Contrastare il bullismo vuol dire innanzitutto prendere la parola. Spezzare l'omertà interrompere il silenzio. Dire con la fantasia, con il colore, con le immagini la propria volontà di vivere in gruppi basati sulla condivisione e non sull'abuso del più debole.Per questo la prima sezione di questo sito è dedicata ai ragazzi e alle ragazze. La parola a voi, allora. Per presentare le vostre campagne, raccontare esperienze, chiedere un consiglio o esprimere una opinione rispetto a tutto ciò che il bullismo significa per voi.
Guarda il Video
Nella sezione "La TUA campagna", i messaggi disegnati dalle scuole ed i link.Ma... siamo davvero sicuri di avere le idee chiare? Il bullismo è una dinamica di gruppo basata sulla prevaricazione ripetuta del più debole. Non va confuso con altre forme di disattenzione, o di maleducazione, o di disturbo dell'azione didattica.Nella sezione "Il bullismo", una descrizione sintetica del fenomeno, dei suoi protagonisti e di come sviluppare un intervento di prevenzione o di contrasto della violenza nella scuola.E dopo una informazione di base, ecco i Documenti, ovvero articoli, saggi, progetti, campagne, riferimenti normativi che possano esservi di aiuto nel lavoro.

Ci sono anche i Video, prodotti da tante scuole italiane per documentare le loro esperienze o lanciare messaggi di prevenzione.E poi le News con le iniziative in corso, perchè non è vero che contro il bullismo non c'è niente da fare. Si può fare, e si fa, moltissimo, con i progetti delle scuole, dei Comuni, delle associazioni, delle ASL, delle Università ...Lavorano su questo gli Osservatori Regionali costituiti con il progetto nazionale Smontailbullo, perchè dovunque in Italia le scuole trovino un riferimento vicino con cui progettare, formarsi, trovare materiale...Il Numero Verde è uno strumento ulteriore. Garantisce ai ragazzi e agli adulti un ascolto riservato e la possibilità di conoscere progetti e servizi sul proprio territorio, ai quali rivolgersi per affrontare le difficoltà .

mercoledì 12 novembre 2008

lunedì 20 ottobre 2008

Un mamma contro la Gelmini

Una mamma preoccupata per le demolizione della scuola pubblica scrive. Vuole un futuro per i suoi figli, ma anche per quello degli altri. Un articolo per “Tu inviato”
Ho 37 anni, sono una madre di due bambini di 3 e 5 anni e sono preoccupata per il loro futuro.Mi ha fatto arrabbiare il modo in cui sono state gestite le riforme della scuola: il tutto si è saputo a cose fatte. Hanno fatto la proposta ad agosto ed a settembre i giornali non hanno dato alcuna rilevanza a quello che stava succedendo.
Come al solito siamo bombardati da inutilità e le cose importanti passano in sordina. Neanche sul sito del ministero dell’Istruzione a settembre era pubblicata la proposta della Gelmini, tanto che gli insegnanti (parlo di quelli del mio comprensorio di Sesto San Giovanni in provincia di Milano) per capire il tutto hanno dovuto ricercarsi la proposta di legge sui siti dei sindacati. Nulla era accessibile neanche agli addetti al mestiere.
Vogliono tagliare, inoltre, i soldi alla scuola pubblica, ma continuano a sovvenzionare quella privata. Chi governa può dire “l’Italia va male”, c’è crisi generale, siamo costretti a fare tagli anche alla scuola”, ma allora perché continua a sovvenzionare la scuola privata?.
Perché non cominciano a fare tagli sugli stipendi dei governanti? Non hanno fatto cosi anche in Spagna? Invece da noi no, gli stipendi dei parlamentari aumentano.
La scuola pubblica deve essere garantita e deve rimanere statale. Non possono trasformarla in “fondazioni”. In questo modo bisogna scegliere la scuola in base ai principi del privato che ce l’ha in mano. La scuola cattolica, la scuola di destra, la scuola di sinistra. Io posso decidere di iscrivere i miei figli dalle suore, o altro, ma la scuola statale deve essere garantita.
Credo che con le riforme annunciate la qualità dell’insegnamento diminuirà. L’istruzione non è più saper fare di conto o imparare una serie di nozioni.
Una maestra, però, in un giorno di lezione può solo cercare di stare al passo col programma classico. Tutte le cose “aggiuntive” (informatica, inglese, teatro, laboratori d’arte) verranno inevitabilmente soppresse. Al pomeriggio i nostri figli saranno parcheggiati a scuola a fare i compiti in attesa che i genitori lavoratori arrivino a prenderli.
Ma oramai siamo nel 2008, l’istruzione è una cosa complessa che va oltre al nozionismo. I bambini di 6 anni di oggi non sono più i bambini di 6 anni di 40 anni fa. Viviamo in una società individualista e competitiva, dove bisogna essere i più bravi per essere qualcuno. La maestra da sola non avrà più tempo di seguire il singolo bambino. Andrà avanti col programma e se uno è un pò più lento dovrà arrangiarsi.
Personalmente credo che la scuola ideale sia quella steineriana (che è privata), dove si segue il processo di maturazione di ogni bambino, dove gli si insegnano molte cose anche manuali, dove si guarda all’individuo nel suo insieme e non al bambino come foglio bianco da riempire di nozioni.
La scuola pubblica stava facendo passi avanti avvicinandosi “a grandi linee” a questa filosofia. Con questa legge rimarranno solo le nozioni per i nostri figli. E poi chi mi spiega perché ad esempio Berlusconi i suoi figli li manda proprioalla scuola steineriana? Perché vuole una formazione completa per loro.

martedì 29 luglio 2008

DISLESSIA QUESTA SCONOSCIUTA DA WIKIPEDIA

La dislessia è una sindrome classificata tra i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) che ha la sua maggiore manifestazione nella difficoltà dei soggetti colpiti a leggere velocemente e correttamente ad alta voce. Tali difficoltà non possono essere ricondotte ad insufficienti capacità intellettive, a mancanza d'istruzione o a deficit sensoriali.
Dato che leggere è un complesso processo mentale, la dislessia ha svariate espressioni. Questa sindrome sembra strettamente legata alla morfologia stessa del cervello. La dislessia non è una malattia o un problema mentale. La definizione più recente, approvata dall'International Dyslexia Association ([1]) è la seguente:
"La dislessia è una disabilità dell'apprendimento di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura (ortografia). Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che è spesso inatteso in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di una adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere i problemi di comprensione nella lettura e una ridotta pratica nella lettura che può impedire una crescita del vocabolario e della conoscenza generale".
Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità classifica la dislessia e gli altri disturbi specifici di apprendimento come disabilità per cui non è possibile apprendere la lettura, la scrittura o il calcolo aritmetico nei normali tempi e con i normali metodi di insegnamento.
Se questo problema non viene identificato nei primi anni della scuola primaria, tramite la valutazione di un esperto nel campo dei Disturbi dell'Apprendimento, le conseguenze possono risultare di una certa gravità. Se il bambino dislessico è sottoposto a un metodo d'apprendimento usuale, egli riuscirà solo con un grande dispendio di energia e concentrazione a ottenere risultati che per i suoi compagni e per il suo maestro sono quasi banali. Durante la scuola dell'infanzia è possibile effettuare una valutazione dei prerequisiti per l'abilità di lettura, per poter intervenire precocemente e rafforzare delle competenze eventualmente carenti. Anche se la diagnosi di Dislessia può essere fatta solo in classe seconda o terza della scuola primaria, i segnali del disturbo possono essere colti molto prima (quando il bambino affronta l'apprendimento della lettura e della scrittura) ed è opportuno intervenire subito; aspettando, la difficoltà aumenta. I problemi maggiori nascono quando i bambini dislessici non vengono compresi, poiché spesso passano per pigri o addirittura per stupidi. Questo li porta spesso a perdere la propria autostima, a depressione, ansia, a crisi d'identità e, purtroppo, molto spesso a rigettare in toto il mondo della scuola, rinunciando, in questo modo, a molte possibilità che la loro intelligenza non standard gli consentirebbe.
Indice[mostra]
1 Come si manifesta la dislessia
2 Possibili ripercussioni sulla scrittura
3 Possibili ripercussioni sull'apprendimento logico - matematico
4 Dislessia e difficoltà semplici della lettura
5 Alcune proposte per la terapia
6 Dislessia e disagio psicologico
6.1 Possibili atteggiamenti del bambino dislessico
6.2 Possibili atteggiamenti dei familiari del bambini dislessico
7 Comorbilità
8 Recenti ricerche
9 Il mondo della scuola
10 Legislazione
11 Linee Guida
12 Dislessici noti
13 Bibliografia
14 Voci correlate
15 Collegamenti esterni
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Come si manifesta la dislessia [modifica]
La dislessia si può presentare in modalità molto diverse da soggetto a soggetto; di seguito le caratteristiche più comuni relative alla decodifica della singola parola o del testo scritto. Queste possono non essere tutte presenti contemporaneamente.
Scarsa discriminazione di grafemi diversamente orientati nello spazio:Il soggetto mostra chiare difficoltà nel discriminare grafemi uguali o simili, ma diversamente orientati. Egli, ad esempio, confonde la “p” e la “b”; la “d” e la “q”; la “u” e la “n”; la “a” e la “e”; la "b" e la "d"... Nell'alfabeto italiano sono molte le coppie di grafemi che differiscono rispetto al loro orientamento nello spazio, per cui le incertezze e le difficoltà di discriminazione possono rappresentare un vero e proprio impedimento alla lettura.
Scarsa discriminazione di grafemi che differiscono per piccoli particolari:Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi che presentano somiglianze. Egli, ad esempio può confondere la “m” con la “n”; la “c” con la “e”; la “f” con la “t”...
Scarsa discriminazione di grafemi che corrispondono a fonemi sordi e fonemi sonori:Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi relativi a fonemi con somiglianze percettivo – uditive. L’alfabeto è composto di due gruppi di fonemi: i fonemi sordi e i fonemi sonori che, tra loro risultano somiglianti, per cui, anche in questo caso l’incertezza percettiva può rappresentare un vero e proprio ostacolo alla lettura. Le coppie di fonemi simili sono le seguenti:
F
V
T
D
P
B
C
G
L
R
M
N
S
Z
Difficoltà di decodifica sequenziale:Leggere richiede al lettore di procedere con lo sguardo in direzione sinistra - destra e dall'alto in basso; tale processo appare complesso per tutti gli individui nelle fasi iniziali di apprendimento della lettura, ma, con l’affinarsi della tecnica e con l'uso della componente intuitiva la difficoltà diminuisce gradualmente fino a scomparire. Nel soggetto dislessico talvolta ci troviamo di fronte, invece a un vero e proprio ostacolo nella decodifica sequenziale, per cui si manifestano con elevata frequenza gli errori di seguito descritti:
Omissione di grafemi e di sillabe:Il soggetto omette la lettura di parti della parola; può tralasciare la decodifica di consonanti (ad esempio può leggere “fote” anziché “fonte”; oppure “capo” anziché “campo”...) oppure di vocali (può leggere, ad esempio, “fume” anziché “fiume”; “puma” anziché piuma” ...) e, spesso, anche di sillabe (può leggere “talo” anziché “tavolo”; “paro” anziché “papavero”)
Salti di parole e salti da un rigo all’altro:Il soggetto dislessico presenta evidenti difficoltà a procedere sul rigo e ad andare a capo, per cui sono frequenti anche “salti” di intere parole o di intere righe di lettura.
Inversioni di sillabe:Spesso la sequenza dei grafemi viene invertita provocando errori particolari di decodifica della sillaba (il soggetto può, ad esempio, leggere “li” al posto di “il”; “la” al posto di “al”, “ni” al posto di “in”...) e della parola (può leggere, ad esempio, “talovo” al posto di “tavolo”...).
Aggiunte e ripetizioniLa difficoltà a procedere con lo sguardo nella direzione sinistra - destra può dare origine anche ad errori di decodifica caratterizzati dall'aggiunta di un grafema o di una sillaba ( ad esempio “tavovolo” al posto di “tavolo”...).
Prevalenza della componente intuitiva:Il soggetto che presenta chiare difficoltà di lettura privilegia, indubbiamente, l’uso del processo intuitivo rispetto a quello di decodifica; l’intuizione della parola scritta rappresenta un valido strumento, ma, al tempo stesso, è fonte di errori, definiti di anticipazione. Non di rado, infatti, il soggetto esegue la decodifica della prima parte della parola, talvolta anche solo del primo grafema o della prima sillaba e procede “inventando” l’altra parte. La parola contenuta nel testo viene così ad essere spesso trasformata in un’altra, il cui significato può essere affine o completamente diverso.

Possibili ripercussioni sulla scrittura [modifica]
Difficoltà di copiatura dalla lavagna a causa della lenta o scorretta decodifica

Possibili ripercussioni sull'apprendimento logico - matematico [modifica]
Difficoltà di decodifica del testo del problema

Dislessia e difficoltà semplici della lettura [modifica]
La dislessia si riconosce per la presenza di caratteristiche, più o meno presenti, sopra descritte, che impediscono o ostacolano fortemente il processo di decodifica.
Le difficoltà semplici di lettura si riconoscono per la presenza di uno o di alcuni degli elementi di riconoscimento sopra descritti, ma gli ostacoli alla conquista di adeguate tecniche di lettura risultano superabili attraverso l’esercizio graduato, la proposta di attività coinvolgenti e stimolanti, la sollecitazione delle curiosità del soggetto, lo sviluppo di capacità di base talvolta non adeguatamente interiorizzate all'ingresso della scuola elementare.
Le difficoltà semplici di lettura sono dovute, quasi sempre, a un ritardo maturazionale, a lievi difficoltà percettivo - motorie, a un inadeguato bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale, ma anche ad errori didattico - pedagogici che i docenti compiono sia nelle prime proposte didattiche relative all'approccio alla lingua scritta che, successivamente, negli itinerari di recupero conseguenti all'accertamento delle difficoltà stesse.

Alcune proposte per la terapia [modifica]
Come già affermato, il soggetto dislessico necessita di un intervento specialistico, in quanto, difficilmente, il recupero effettuato in ambito scolastico può, da solo, rimuovere le difficoltà.
Nel corso di anni si è parlato molto di dislessia e, da un punto di vista diagnostico, grazie agli studi effettuati, l'Italia può definirsi all’avanguardia dal punto di vista specialistico, nonostante ciò l'informazione e la formazione degli insegnanti non è sufficiente e spesso non riconosce il problema. Poco invece si descrive rispetto ai possibili percorsi terapeutici, per l’elaborazione dei quali è necessario tenere presente i risultati dell'osservazione diagnostica.
Ogni percorso terapeutico deve essere personalizzato in relazione alle caratteristiche psicologiche del soggetto, agli ambiti di competenza, potenzialità e difficoltà riscontrati, ai tempi di attenzione, ai livelli motivazionali e di metacognizione individuati. Le linee guida prevedono due itinerari da portare avanti parallelamente:
a) itinerario relativo alle competenze di base percettivo – motorie e meta - fonologiche
b) itinerario specifico per la lettura
Il primo itinerario è finalizzato alla riduzione delle lacune riscontrate nelle capacità di base; il secondo itinerario ha invece lo scopo di promuovere la conquista di capacità di lettura più adeguate. È importante quindi che i due itinerari siano proposti parallelamente e con gradualità, per evitare di rimandare nel tempo la conquista di quelle capacità di lettura che possono gratificare il bambino. Quest’ultimo dovrà essere informato circa il lavoro da svolgere, anzi, egli stesso dovrà conoscere gli obiettivi che, di volta in volta, dovranno essere raggiunti; in questo modo gli sarà possibile essere protagonista e, al tempo stesso, “osservatore” dei propri processi di apprendimento.

Dislessia e disagio psicologico [modifica]
Purtroppo è frequente che le difficoltà specifiche di apprendimento non vengano individuate precocemente e che il bambino sia costretto così a vivere una serie di insuccessi a catena senza che se ne riesca a comprendere il motivo. Quasi sempre, i risultati insoddisfacenti in ambito scolastico vengono attribuiti allo scarso impegno, al disinteresse verso le varie attività, alla distrazione. Questi alunni, oltre a sostenere il peso della propria incapacità, se ne sentono anche responsabili e colpevoli. L’insuccesso prolungato genera scarsa autostima; dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità scaturisce un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine ad una elevata demotivazione all'apprendimento e a manifestazioni emotivo - affettive particolari quali la forte inibizione, l’aggressività, gli atteggiamenti istrionici di disturbo alla classe e, in alcuni casi, la depressione.
Il soggetto con disturbo di apprendimento vive quindi il proprio problema a tutto tondo e ne rimane imprigionato fino a che non si fa chiarezza, fino a che non viene elaborata una diagnosi accurata che permette finalmente di scoprire le carte.

Possibili atteggiamenti del bambino dislessico [modifica]
Proviamo, per un attimo, a metterci nei panni di un bambino o di un ragazzo con disturbo di apprendimento e immaginiamone le esperienze e gli stati d’animo:
egli si trova a far parte di un contesto (la scuola) nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte;
osserva però che la maggior parte dei compagni si inserisce con serenità nelle attività proposte ed ottiene buoni risultati;
sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli adulti (“stai più attento!”, ” Impegnati di più!”, “hai bisogno di esercitarti molto”…);
si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei;
inizia a maturare un forte senso di colpa sentendosi responsabile delle proprie difficoltà;
ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui, né gli insegnanti né i genitori;
ritiene di non essere all’altezza dei compagni e che questi non lo considerino membro del loro gruppo a meno che non vengano messi in atto comportamenti particolari (ad esempio quello di fare il buffone di classe);
per non percepire il proprio disagio, mette in atto meccanismi di difesa che non fanno che aumentare il senso di colpa, come il forte disimpegno (“Non leggo perché non ne ho voglia!”, “Non eseguo il compito perché non mi interessa”…) o l’attacco (aggressività);
talvolta il disagio è così elevato da annientare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura.

Possibili atteggiamenti dei familiari del bambini dislessico [modifica]
In famiglia non si respira certo un’aria migliore. Per la maggior parte dei genitori la scuola è importante, è al primo posto nella vita dei bambini e dei ragazzi, tutto il resto viene dopo e, se la scuola va a rotoli… Non di rado si sente dire ai genitori rispetto alla difficoltà del figlio: “Non me lo aspettavo… mi è sempre sembrato un bambino intelligente…".
L’ingresso nella scuola elementare ha, in questi casi, fatto emergere un problema; il bambino non apprende come gli altri, gli altri sanno già leggere e scrivere, lui invece… Inizia così la storia del bambino – scolaro, una storia che, in certi casi, ha risvolti davvero drammatici, non si riesce a comprendere tutta quella serie di “perché” che permetterebbero di intraprendere percorsi adeguati ed efficaci e si cercano soluzioni spesso dannose, anche se decise in buona fede. Ecco allora che si sottopongono i figli ad estenuanti esercizi di recupero pomeridiano, si elargiscono punizioni (niente più sport, niente più PlayStation…) e, talvolta si arriva anche a far cambiare scuola al figlio (“quelle insegnanti non hanno capito nulla, meglio cambiare aria”).
Nonostante si parli molto di questi problemi, purtroppo c’è ancora scarsa conoscenza e non sempre la diagnosi giunge in tempi accettabili, cosicché sia il bambino che la famiglia tutta vivono esperienze frustranti, generatrici di ansia e di un clima affettivo non certamente favorevole.

Comorbilità [modifica]
Insieme alla dislessia possono presentarsi diverse altre problematiche più o meno collegate:
Disgrafia ovvero la difficoltà di realizzare i grafemi manualmente in modo leggibile e fluente;
Disortografia ovvero la difficoltà di rispettare le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto;
Discalculia ovvero la difficoltà di svolgere calcoli aritmetici a mente o su carta.

Recenti ricerche [modifica]
Secondo quanto riportato dal notiziario on line de Le Scienze, ricercatori della Scuola di Medicina dell'Università di Yale, hanno identificato un gene nel cromosoma umano 6, chiamato DCDC2, le cui alterazioni sarebbero associate alla dislessia. Secondo questi studiosi una mutazione genetica di DCDC2 condurrebbe a un difetto nella formazione dei circuiti cerebrali preposti alla lettura. L’alterazione genetica sarebbe ereditaria.
Il principale autore della ricerca, Jeffrey R.Gruen, ritiene che questi risultati, se confermati, potrebbero portare ad una migliore diagnostica per identificare la dislessia e potrebbero portare ad una migliore comprensione del funzionamento a livello molecolare della lettura. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. La ricerca si basa su un campionamento statistico effettuato su 153 famiglie dislessiche. Le prove statistiche dimostrerebbero che circa il 20% dei casi di dislessia è dovuto all'alterazione nel gene DCDC2. L'alterazione genetica su questo cromosoma corrisponde alla cancellazione di una regione regolatrice. Lo stesso gene è responsabile, nei centri della lettura del cervello, della modulazione della migrazione di neuroni. Questa architettura cerebrale è necessaria per leggere normalmente.

Il mondo della scuola [modifica]
Purtroppo i bambini dislessici ancora faticano ad essere compresi ed accettati a scuola. Recentemente la circolare Prot. n 4099/A/4 emanata dal Ministero della Pubblica Istruzione il 5 ottobre 2004 ha raccomandato agli insegnanti di utilizzare strumenti compensativi e dispensativi che agevolino l'apprendimento di bambini e ragazzi dislessici e di applicare con loro una valutazione specifica in tutte le fasi del percorso scolastico, compresi i momenti di valutazione finale. Si specifica, altresì, che per adottare tali misure possa essere sufficiente la diagnosi specialistica di disturbo specifico di apprendimento di lettura (o dislessia). Per bambini e ragazzi dislessici non si ritiene opportuno l'appoggio di un insegnante di sostegno.

mercoledì 4 giugno 2008

Cave, sul progetto Fassa cittadini «in trincea»

PREVALLE. L’assemblea con i rappresentanti dell’azienda titolare delle concessioni
di Luca Cortini
Venerdì scorso nel municipio di Prevalle è stata convocata un'assemblea sulla questione spinosa delle cave. Per la precisione, l'amministrazione civica, i comitati, i privati cittadini e la proprietà dei siti erano chiamati a confrontarsi sul progetto del nastro trasportatore che dovrebbe collegare i due Ambiti territoriali estrattivi dislocati sui fianchi del monte Budellone, al confine fra Gavardo, Paitone e Prevalle, intorno al pregiatissimo monumento naturale costituito dalla grotta del «Buco del frate».L'OPERAZIONE ha già impegnato in accesi dibattiti le amministrazioni, la Provincia, la Regione e la ditta Fassa Bortolo, titolare delle concessioni per gli Ate 9 (Gavardo) e 24 (Prevalle e Paitone). Il problema è quello di convogliare il pietrisco estratto sul lato gavardese verso il bacino calcareo opposto, dove c'è un frantoio. L'azienda vorrebbe realizzare il «collegamento tecnologico», ma ha fino ad ora incontrato forti resistenze, per i potenziali danni all'ambiente. Protagon ista dell’ultima assemblea è stato l'ingegner Giuseppe Magro, fra i maggiori esperti nazionali nelle valutazioni di impatto ambientale, incaricato dalla Fassa di analizzare il progetto del nastro trasportatore confrontandolo con l’opzione di utilizzare i camion. «SONO qui per raccogliere informazioni da voi, per poter lavorare nel modo più completo possibile» ha detto Magro, che ha poi illustrato nel dettaglio il sistema di valutazione, comprendente in generale non solo varie le previsioni di impatto e inquinamento, ma anche le possibili soluzioni di mitigazione, compensazione e ripristino. L'impressione però era che la gente volesse qualcosa in più, o meglio, qualcosa di diverso. In sostanza la serata è diventata comprensibilmente una buona occasione per confrontarsi non tanto con Magro, ma, tramite lui, con la Fassa, presente con alcuni rappresentanti. Sono emersi così tutti i disagi causati dalle cave, in particolare quelli degli abitanti di Pospesio, frazione di Paitone a poche decine di metri dall'Ate 24: scoppi di mine (che causano danni materiali e psicologici), inquinamento e degrado ecologico. Insomma, l'incontro ha più che altro dimostrato che la popolazione ha ben poche intenzioni di discutere: se potesse, probabilmente fermerebbe per sempre i cavatori, costretti ad ammettere che alla base di tutto c'è la loro convenienza economica. L'unica novità positiva è che il nastro non verrà comunque costruito in galleria.

venerdì 30 maggio 2008

PREVALLE. I progetti di espansione su due «Ate» visti dall’azienda che li vuole realizzare

Cave: la Fassa Bortolo presenta i suoi piani
Questa sera a Prevalle il dibattito sulle cave tornerà in primo piano, riaprendo un discorso che coinvolge da mesi anche Gavardo e Paitone, gli altri due comuni interessati dalle proposte della «Fassa Bortolo», il colosso trevigiano del cemento titolare delle concessioni sugli Ambiti territoriali estrattivi numero 24 (Prevalle e Paitone) e 9 (Gavardo), ovvero i bacini di escavazione situati sui due pendii del monte Budellone, ma soprattutto vicino al «Buco del Frate», una grande grotta di grandissimo valore paleontologico e naturalistico che è stata dichiarato «monumento naturale» dalla Regione. In estrema sintesi, la ditta di Sprediano vorrebbe costruire in quest’area un nastro trasportatore, da realizzare in parte in galleria, per convogliare il materiale estratto dall’Ate 9 verso il frantoio esistente nell’Ate 24. In prima battuta l’azienda aveva chiesto l’autorizzazione ai comuni, ricevendo un secco no da Gavardo e soprattutto da Prevalle. Poi l’azienda aveva provato a interpellare la Regione, nel tentativo d i far rientrare l’operazione in una eventuale riperimetrazione dei due ambiti interessati. Anche in questo caso nulla di fatto: il Pirellone ha rimandato la palla nelle mani delle istituzioni locali. Ora la società veneta pare essere tornata all’assalto: «Hanno incaricato dei tecnici di fare una valutazione sull’impatto ambientale - spiega il vicesindaco di Prevalle Paolo Catterina -, cercando in primis di mettere in luce la diminuzione del traffico di camion che il nastro trasportatore regalerebbe». Spiegata così, l’ipotesi del «collegamento tecnologico» parrebbe vantaggiosa, «ma i rischi di danneggiamento del sottosuolo sono grandi - prosegue Catterina -, così come la preoccupazione che dal nastro si passi in futuro a una fusione degli ambiti».Una prospettiva inquietante, visto che già ora dai due lati della montagna possono essere scavati in totale oltre otto milioni di metri cubi di pietrisco. «A questo punto abbiamo chiesto e ottenuto che la Fassa venisse a confrontarsi direttamente con i cittadini» conclude il vicesindaco. E l’azienda trevigiana lo farà questa sera alle 20.30 nel municipio di Prevalle, durante un’assemblea pubblica a cui prenderanno parte anche i comitati civici interessati. L.COR
articolo da: BRESCIAOGGI

sabato 24 maggio 2008

GESTIONE RIFIUTI, QUALE VIA?? Riciclaggio od Incenerimento???

Il Comitato "L'Acqua di Prevalle" in collaborazione con l'Assessorato all'Ambiente del Comune di Prevalle hanno organizzato per la serata di Mercoledì 20 maggio un incontro e l'argomento sarà:

Gestione dei Rifiuti, quale via?? Riciclaggio od Inceneritore??

ci si domanda:
  • Quanta energia sprechiamo bruciando i nostri rifiuti?
  • Non sarebbe più intelligente produrre meno rifiuti ed al contempo aumentare la percentuale di riciclaggio degli stessi?
  • E' possibile realizzare una società a Zero Rifiuti?

all'incontro interverranno:

l'Ing. Fabrizio Filippini, Presidente di Cauto Cooperativa Sociale Onlus

Il SIg. Massimo Mattei, Assessore all'ambiente Comune di Prevalle

Il sig. Mariano Mazzacani Comitato "L'Acqua di Prevalle"

Mercoledì 28 Maggio ore 20.30 - presso Palazzo Morani - Sala Consiliare.

Nucleare, Regioni in allarme

BRESCIAOGGI
Sabato 24 Maggio 2008 nazionale Pagina 3

LA NUOVA CORSA ALL’ATOMO
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Il Vaticano «benedice» la scelta dell’esecutivo di riaprire centrali in Italia.
Edison pronta alla sfida: servono almeno 10mila megawatt Nucleare, Regioni in allarme
ROMA
Il ritorno al nucleare annunciato dal governo divide il mondo politico e la comunità scientifica. E ci sono prime Regioni che si oppongono. Se c’è chi scommette in un ritorno all’energia atomica, molti sono i dubbi sull’opportunità di recuperare le centrali bocciate dal referendum di vent’anni fa. Sul fronte industriale dopo la disponibilità di Enel ieri il presidente di Edison, Umberto Quadrino, ha giudicato realistica la tempistica indicata dal governo: «Cinque anni per la prima pietra mi sembra un tempo congruo e tecnicamente corretto. Si tratta di ricreare il contesto normativo, nominare un’autorità di vigilanza, individuare i siti, creare consenso tra le popolazioni». Per quanto riguarda il perimetro dell’operazione Quadrino è preciso: «Per dare senso a un programma nucleare occorrono tra i 10 e i 15 mila megawatt di potenza prodotta». E sarà quindi necessario coinvolgere tutte le grandi aziende di energia del Paese. In quest’o ttica Edison anche grazie alla partnership con la francese Edf è pronta a partecipare.Il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, rimpiangendo quando l’Italia era leader dell’energia atomica ha definito «errori» le decisioni che hanno portato all’abbandono del nucleare. Il via libera all’opzione nucleare divide il Pd. Realacci è pronto a stoppare l’operazione ma Veltroni e Bersani usano toni sfumati. Veltroni ha detto: «Più che gli annunci si tratterà di giudicare i provvedimenti». Scettico ma non pregiudizialmente contrario Bersani: «Vedremo se in un Paese in cui non si riesce a realizzare neanche un deposito di rifiuti radioattivi per gli ospedali, in cinque anni si farà ripartire il nucleare». Fassino chiede al governo di circostanziare costi, tempi e modalità di smaltimento delle scorie: «Dopo si potrà discutere». Il cardinale Renato Martino presidente del pontificio Consiglio Giustizia e Pace del Vaticano parla «di scelta quanto mai conveniente». Dura invece la posizione dell'assessore all'Ecologia della Regione Puglia sull'ipotesi di Nardò, Manduria e Mola di Bari come siti di possibili impianti: «Improponibile chiederci questo sacrificio». E l’assessore all’Ecologia della provincia autonoma di Bolzano commenta: «L'ener gia atomica appartiene al passato, non al futuro». E mentre l'Italia discute, non esiste ancora il sito unico per lo stoccaggio delle vecchie scorie.

Palazzo Morani - Open Day

Palazzo MoraniUn «open day»tra festa e cultura
È una giornata a metà strada tra festa e cultura, e terrà banco domani per la settima volta. Parliamo dell’«open day» prevallese ideato in primo luogo per promuovere le attività della biblioteca civica «Elio Caldera», che organizza l’evento insieme all’assessorato alla Cultura, alla locale Associazione genitori e al «Gruppo musicale Prevalle». La manifestazione porta il titolo di «Domenica a palazzo»: tutte le iniziative in programma sono infatti concentrate nella sale e nei cortili di palazzo Morani, sede del municipio e della stessa biblioteca. Si parte alle 14, orario in cui inizieranno le esposizioni di libri, quadri, disegni e sculture, ma anche i giochi, i laboratori e le animazioni per ragazzini. Nel pomeriggio, poi, ci sarà spazio per la premiazione del concorso «Furbo chi legge», per l’apertura al pubblico dell’archivio storico comunale, per la visita guidata della settecentesca sede municipale, per le degustazioni dei prodotti dei fornai del posto e per le esibizioni di karate, ginnastica artistica e danza hip hop. I mportante anche il programma serale, impreziosito a partire dalle 20 da una tappa della manifestazione provinciale «Bande in piazza» a cui prenderanno parte l’ensemble di Prevalle, quello di Toscolano Maderno e la Filarmonica Conca d’Oro. Da sottolineare anche il prologo allestito per oggi alle 20.30, con la presenza dei donatori d’organi dell’Aido e un concerto della «Selvaggi band», gruppo di Lodrino famoso in provincia per l’abbinamento fra musica e dialetto bresciano. L.COR.

domenica 4 maggio 2008

A.Ge Prevalle - AVVISO di Riunione





AVVISO DI RIUNIONE
per tutti i genitori - partecipare è importante

A.GE. Associazione Genitori
Sezione di Prevalle BS

MARTEDI’ 6 MAGGIO 2008
E’ FISSATO L’INCONTRO - A.GE. PREVALLE
IN MUNICIPIO ALLE ORE 20,30
(Nella saletta con focolare piano terra a destra)

Ordine del giorno:
· ENGLISH CITY CAMPS sviluppi – sarà presente Insegnante Daniela Baldi
(Camp Director)
·FESTA ANNUALE A.GE. – del 25 Maggio -
· SVILUPPI SULLA RICHIESTA PER ENTRATA ANTICIPATA SCUOLA PRIMARIA
(PER CHI NECESSITA DI QUESTO SERVIZIO)
· VARIE ED EVENTUALI –


L’associazione genitori Vi invita a visitare e lasciare commenti sul blog dell’ A.GE. di Prevalle digitando il seguente sito:

www. ageprevalle.blogspot.com

A.GE. Prevalle
Daniele Biemmi