sabato 30 gennaio 2010

NELLA SCUOLA DELLA REPUBBLICA I GENITORI SONO RESPONSABILIZZATI IN PRIMA PERSONA

L’autonomia della scuola significa, in concreto, che ogni istituto può prendere decisioni, che prima erano predeterminate dall’amministrazione centrale. Come a dire che ogni scuola, attraverso i propri organismi, ha degli spazi di “libera scelta”, come ad esempio ampliare l’orario delle lezioni, decidere alcune attività invece di altre, spendere i soldi a disposizione per le gite scolastiche invece che per il laboratorio di informatica o viceversa.
Però, come capita in ogni settore, anche la scuola, nella misura in cui vuole essere autonoma, non può non assumersi le responsabilità di quanto decide, diventando corresponsabile, almeno in quota parte, della qualità dell’insegnamento e dei risultati che i ragazzi raggiungono. Purtroppo in molti casi dirigenti, docenti e genitori continuano a ragionare e comportarsi come se tutte le responsabilità fossero da attribuirsi solo all’amministrazione e non si potesse fare la propria parte per correggere le carenze e sviluppare le opportunità. Eppure il postulato di fondo della “teoria della qualità”, ormai adottata in tutte le organizzazione pubbliche e private, dice che tutti, in qualsiasi situazione si trovino, possono e devono migliorare, sia che si collochino nella peggiore come nella migliore posizione nella scala dei valori.
Sembra che nonostante i dieci anni trascorsi dall’introduzione dell’autonomia, le scuole continuino negli atteggiamenti di dipendenza vittimistica, tipici della vecchia scuola statalistica, dove tutto era determinato dalla quotidiana circolare ministeriale e dove era quindi legittimo attribuire al Ministro ogni responsabilità delle disfunzioni e delle inefficienze. Per cento anni la scuola italiana era da considerarsi un “ufficio extraterritoriale” con propri orari e organizzazione, indipendenti dalle comunità locali. Nessuno, nemmeno il sindaco poteva intervenire, neppure nell’utilizzare la palestra al di fuori dell’orario scolastico. L’edificio scolastico apriva alle otto e chiudeva alle quattordici, inesorabilmente per tutti, spesso sul portone vi era il cartello “vietato ai genitori entrare”.
Oggi, molto è cambiato, gli edifici scolastici sono aperti in orario extra – scolastico, permeabili alla collaborazione con i Comuni e le associazioni locali, il dirigente scolastico si rapporta continuamente con il sindaco, i genitori, poi, hanno propri rappresentanti nei Consigli di classe e di Circolo/Istituto con l’obiettivo, stabilito per legge, di “far interagire la comunità scolastica con la comunità circostante”. Eppure se molti ed evidenti sono i cambiamenti esterni, non lo sono altrettanto gli atteggiamenti interiori delle persone, che sembrano perpetuare comportamenti restii ad assumere le proprie responsabilità ed a valorizzare fino in fondo le opportunità che la nuova legislazione, di destra e di sinistra, ha messo a disposizione. Sembra che persista, radicato nell’immaginario collettivo, il vecchio archetipo di “scuola ministeriale” e non sia ancora stato recepito, a distanza di trentacinque anni, quello di una “scuola – comunità autonoma, governata democraticamente da dirigente, docenti e genitori, affidata alla corresponsabilità del Comune, della Provincia, della Regione e quindi dello Stato,” in base al principio di sussidiarietà che “attribuisce compiti e funzioni all’autorità più vicina ai cittadini, al fine di favorire l’assolvimento delle funzioni di rilevanza sociale da parte delle famiglie, delle associazioni e delle comunità [scuole]” ((legge 59/1997). Inoltre, nei prossimi mesi sarà data attuazione anche alla riforma del “federalismo fiscale” che si propone che “l’autonomia scolastica deve raggiungere la sua massima possibile espansione e che deve costituire reti formative sempre più vicine alle realtà locali e garanti dell’efficienza del sistema formativo”.
La riforma della Costituzione ha attribuito, infatti, allo Stato le competenze in ordine alle sole norme generali e ai principi fondamentali, alle Regioni invece spetta l’organizzazione ed il finanziamento degli istituti scolastici, ai Comuni l’orientamento, la continuità educativa, la prevenzione della dispersione scolastica. I singoli istituti scolastici, dotati di autonomia con fondamento costituzionale, organizzano il personale, definiscono le attività e gli orari, gestiscono il proprio bilancio, con decisioni prese nel Consiglio di Circolo/Istituto, dove sono presenti i rappresentanti dei genitori.
In veste di cittadini e di genitori non possiamo non sentirci parte della nostra scuola, corresponsabili in prima persona per migliorare il piano dell’offerta formativa, per ricercare risorse finanziarie ai vari livelli istituzionali, per cooperare nel realizzare le varie iniziative, per verificare la qualità dei risultati, che i ragazzi raggiungono sia nell’apprendimento che nel comportamento. Siamo coinvolti nel ridisegnare nella nostra mente e nel concretizzarla nella realtà la nuova “scuola di tutti”, non più nel senso tradizionale di statale, ma di “scuola della Repubblica”.
Giuseppe Richiedei