lunedì 7 dicembre 2009

La famiglia tra festa e crisi

L’INIZIATIVA. Con un dibattito promosso dall’Age sulle politiche sociali ha preso il via a Brixia Expo la prima giornata

Ammortizzatore sociale quando serve, o simbolo di una dimensione privata che la sfera pubblica può permettersi di dribblare: è la famiglia. E tra le pieghe di questa concezione «distorta» si è insinuato il dibattito «La famiglia e le politiche sociali: perché non c’è?», promosso dall’Age per la prima di «Famiglia in festa» al Brixia Expo. Una provocazione per capire come è cambiata la famiglia negli anni (il 12% è mono-genitoriale, il 18 % conta quattro componenti e il 21% tre, le convivenze sono il 4%).«Come ridefinire in modo condiviso la famiglia - chiede Giuseppe Richiedei, consigliere Age Lombardia -? Esistono 20 milioni di nuclei in Italia, eppure quando si tratta di sedersi ai tavoli di vertice e decidere, diventano fantasmi. Perché la famiglia non viene più concepita come perno di aggregazione sociale, al punto da fermare al 4% del Pil il welfare familiare italiano, rispetto alla media europea che vale il doppio».Sull’«esserci-non esserci» si è sviluppata la discussione, passando dalle politiche economiche ( il bonus famiglia ha premiato solo il 7% delle coppie con un figlio) e da una proiezione preoccupante: l’Italia rischia di conquistare il podio europeo nella classifica delle nuove famiglie povere. «E la finanziaria 2010 non dispone provvedimenti strutturali, anzi: il bonus da 2,4 miliardi è stato cancellato - sottolinea Pietro Boffi del Centro internazionale studi famiglia -. Manca una visione sistematica della famiglia, intesa come sottosistema societario».«È su due fronti che la politica deve muoversi: culturale - riconoscendo la famiglia come capitale sociale- e concreto, con misure sociali e fiscali ad hoc, come il quoziente familiare, in sinergi! a con le associazioni» - spiega la senatrice del Pd Emanuela Baio.«SI È DATO PER scontato che, essendo un’istituzione naturale, la famiglia ce l’avrebbe fatta da sola: è il pensiero di fondo che deve cambiare - rileva Margherita Peroni, consigliere al Pirellone -. La legge regionale 23/99 punta proprio sull’associazionismo familiare».A spezzare una lancia per quello che si è fatto è l’assessore provinciale Aristide Peli: «Abbiamo aumentato gli sportelli di consulenza e la partecipazione dei genitori nelle scuole». «Abbiamo anche azzerato le liste di attesa per i nidi comunali ed erogato 700 mensilità per i neo-genitori in aspettativa», aggiunge il collega in Loggia, Giorgio Maione. «Costituire una famiglia è sempre più difficile: i ruoli cambiano e le fragilità aumentano. Chiediamo politiche sociali e fiscali coordinate», chiude il presidente nazionale Age Davide Guarneri.

1 commento:

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu